LE CERE DELLA BOTTEGA CAPPIELLO IN UNA RICERCA DELLE UNIVERSITÀ DI NAPOLI E BENEVENTO

LE CERE DELLA BOTTEGA CAPPIELLO IN UNA RICERCA DELLE UNIVERSITÀ DI NAPOLI E BENEVENTO
Stesura dell’encausto

In un pomeriggio di due anni fa, un mio collaboratore di bottega mi interpella chiedendomi se fossi disposto a far analizzare alcune mie cere che uso per il restauro ad un ricercatore, alifano di origine ma da poco trasferitosi a Piedimonte Matese, attualmente afferente all’Università degli Studi di Napoli Federico II e docente di Mineralogia all’Accademia di Belle Arti di Napoli..
All’inizio resto stupito da questa particolare richiesta ma subito ne comprendo il motivo. Nella realizzazione di opere artistiche e in ambito di conservazione preventiva e restauro dei Beni Culturali si ricorre spesso all’uso di cere e resine di varia natura, ma sono poche le botteghe (tranne quelle con abilitazione del MIBACT) a disporre di materiali certificati e di qualità.
E perché mai un ricercatore dovrebbe interessarsi a questa tipologia di materiali? Ce lo spiega nel testo che segue il diretto interessato.

“Il restauro dei Beni Culturali non è semplice. Prima di intervenire, i restauratori hanno bisogno di conoscere i materiali che vengono applicati sulla superficie dell’oggetto in questione.“ F.Izzo

Ma come possiamo ricavare questa informazione senza danneggiare il manufatto?

Per fortuna esistono innovative tecniche di indagine non distruttive come la spettroscopia ERFTIR, basata sull’interazione tra la materia e la radiazione infrarossa.

Ma di cosa stiamo parlando?

Quando una radiazione elettromagnetica interagisce con un materiale genera degli “effetti” che possono essere registrati graficamente in forma di “spettri”, ognuno con caratteristiche del tutto esclusive della sostanza esaminata.
In spettroscopia ERFTIR, questi effetti non sono altro che l’assorbimento selettivo della radiazione infrarossa da parte dei legami chimici di una certa molecola, che sia essa riferita ad un composto inorganico, ad esempio la calce usata per un affresco, o ad un composto organico come le cere e le resine usate per un restauro (vedi figure in basso). L’interpretazione di questi spettri non è per nulla banale ma come punto di partenza è importante avere dei materiali noti e di elevata qualità su cui eseguire delle analisi che guidino lo spettroscopista a meglio interpretare i risultati delle sue ricerche.

Spettro cera d’api
Spettro calcite

esempi di spettri ERFTIR di una cera d’api (Beeswax) e di un cristallo di calcite (principale componente della calce negli affreschi)“.
Ed è per questo che la Bottega Cappiello ha contributo, con le sue preziose cere per il restauro, all’implementazione di un dataset di spettri ERFTIR recentemente pubblicato su una rivista scientifica internazionale.
La ricerca dal titolo “𝐄𝐱𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐥 𝐫𝐞𝐟𝐥𝐞𝐜𝐭𝐚𝐧𝐜𝐞 𝐅𝐓𝐈𝐑 𝐝𝐚𝐭𝐚𝐬𝐞𝐭 (𝟒𝟎𝟎𝟎–𝟒𝟎𝟎 𝐜𝐦−𝟏) 𝐟𝐨𝐫 𝐭𝐡𝐞 𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐭𝐢𝐨𝐧 𝐨𝐟 𝐫𝐞𝐥𝐞𝐯𝐚𝐧𝐭 𝐦𝐢𝐧𝐞𝐫𝐚𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐚𝐥 𝐩𝐡𝐚𝐬𝐞𝐬 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐢𝐧𝐠 𝐂𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚𝐥 𝐇𝐞𝐫𝐢𝐭𝐚𝐠𝐞 𝐦𝐚𝐭𝐞𝐫𝐢𝐚𝐥𝐬” è a cura del Dott. Francesco Izzo (Università degli Studi di Napoli Federico II) ed è stata svolta nell’ambito delle ricerche di CRACS (http://www.cracs.unina.it/).

La Bottega Cappiello ringrazia l’Università di Napoli Federico II, l’Università del Sannio Benevento e il gruppo di ricerca CRACS

Restauro macchina per cucire

Restauro macchina per cucire

In tempi meno sereni di questi attuali, era vivo il bisogno di riparare gli oggetti che davano valore alla nostra esistenza, il restauro di questa macchina per cucire mi ha dato molto da pensare.
Di certo oggi non possiamo applicare questo concetto alla microelettronica che ci circonda, pochi sarebbero in grado di riparare oggetti simili, ma il mondo non gira tutto intorno alla dimensione dei chip.
Ecco che ci troviamo di fronte a mobili oppure oggetti antichi che ancora molto hanno da vivere, ma sopratutto che una volta restaurati, rendono omaggio alla vita e servono la nostra con ancora molta efficienza.
Anche secondo una motivazione etica, recuperare qualcosa che funziona, è sintomo di intelligenza, rispetto nei confronti del pianeta e pezzi importanti come questa macchina per cucire ci riportano indietro nel tempo non solo per gli affetti o una valutazione del mondo verticale anche orizzontale.

Perchè ostinarsi a recuperare mobili antichi


Questi mobili a volte nascondono delle caratteristiche tencniche di costruzione che non hanno valore.
Dalla ricerca effettuata su questi oggetti storici oggi noi usufruiamo di soluzioni molto più complesse e funzionali, non dimenticarle è fonte di ricchezza.
La storia di un popolo passa attraverso ogni soluzione che ha applicato per vivere al meglio la sua epoca. Una macchina er cucire, un armadio, un cassettone, una cassapanca, un vecchio cassone per traslochi, tutti raccontano la storia dei nostri avi e tutte queste cose ci insegnano come si viveva e nella necessità come adottare soluzioni più che dignitose.


Ora osservate il mio restauro su questa vecchia macchina per cucire e ditemi poi se ne valeva la pena recuperarla.

Prima
Dopo
Prima
Dopo
Prima
Dopo

Fasi tecniche del restauro:

  • Igienizzazione globale: utilizzando prodotti specifici;
  • Studio del mobile: per individuare le cause del degrado e le priorità dell’intervento;
  • Smontaggio di tutta la struttura in ferro:
  • Sverniciatura delicata: svolta in due tempi, gel e a solvente;
  • Trattamento anti-tarlo: per imbibizione in più cicli con effetto immediato e preventivo con effetto “camera a gas”;
  • Risanamento strutturale: incollaggio degli elementi sconnessi ed integrazione dei mancanti;
  • Stuccatura: effettuata con prodotti naturali che si prestano meglio ai movimenti costanti del legno;
  • Verniciatura: con cere naturali, gommalacca ed alcool;
  • Trattamento di tutti gli elementi in ferro
  • Rimontaggio del mobile;
  • Consegna a domicilio con relativo posizionamento

I lavori sono stati eseguiti a regola d’arte.
Si è tenuto conto delle linee e dei principi sanciti dalla Carta Nazionale del Restauro, come reversibilità e conservazione.

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I danni della muffa sul legno: focus su uno specchio

I danni della muffa sul legno: focus su uno specchio
Specchio prima del restauro

Oggi mostriamo i danni che può produrre la muffa sul legno, senza che nel corso degli anni, ci si dimentichi di prendere rimedi, anche solo naturali, contro la muffa.
Oggi in bottega mi capita questa targa-specchio, purtroppo caduta e rotta ad un angolo, proprio a causa della muffa.

L’umidità è un vero nemico del legno

Incastro sconnesso

Gli incastri dell’antica struttura lignea erano stati fissati con colla animale, un metodo largamente usato in passato che si è sempre dimostrato molto affidabile ma teme ampiamente l’umidità che ne fa perdere il potere collante .
Al nostro specchio è capitato proprio questo, l’umidità costante ha compromesso tutti gli incastri facendo rovinosamente cadere a terra lo specchio.
Sarebbe potuta andare diversamente se il legno che fungeva da architettura portante allo specchio, fosse stato trattato in maniera adeguata per prevenire la formazione di muffe.

Il lato nascosto degli specchi di un tempo

Retro dell’antico specchio

Abbiamo affrontato il discorso di come prevenire e come combattere la qui.
Gli specchi di un tempo erano particolarmente delicati, in quanto costruiti da una parte posteriore composta da un amalgama di stagno e mercurio, veniva chiamato argento vivo anche per via dell’effetto che conferiva al retro degli specchi di color argento con una grana più o meno evidente.
Da restauratore il mio consiglio è quello di controllare almeno 4 volte l’anno tutti i vostri oggetti in legno e se presentano muffa, basta chiamare il numero a piè pagina per chiedere consigli o supporto.

Fasi tecniche del restauro:

  • Smontaggi dello specchio dalla struttura lignea
  • Studio del mobile: per individuare le cause del degrado e le priorità dell’intervento;
  • Igienizzazione globale: utilizzando prodotti specifici;
  • Sverniciatura delicata: svolta in due tempi, gel e a solvente;
  • Trattamento anti-tarlo: per imbibizione in più cicli con effetto immediato e preventivo con effetto “camera a gas”;
  • Risanamento strutturale: incollaggio degli elementi sconnessi, integrazione dei mancanti ed inserimento di impiallacciatura per rinforzare ogni singolo incastro;
  • Stuccatura: effettuata con prodotti naturali che si prestano meglio ai movimenti costanti del legno;
  • Verniciatura: con cere naturali, gommalacca ed alcool;
  • Rimontaggio dello specchio con rifacimento della parte mancante;
  • Consegna a domicilio con relativo montaggio a parete.

I lavori sono stati eseguiti a regola d’arte.
Si è tenuto conto delle linee e dei principi sanciti dalla Carta Nazionale del Restauro, come reversibilità e conservazione.

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Restauro di un Scarabattolo antico

Restauro di un Scarabattolo antico

Il significato dello scarabattolo

L’importanza del mio lavoro, non è solo restaurare o portare in vita vecchi cimeli. Il restauratore deve soprattutto cogliere il significato degli oggetti che hanno tra le mani e restaurarli affinchè quel messaggi non cambi e resti vivo per altri secoli.
Il termine scarabattolo indica uno stipo o una teca, in legno e cristalli, che chiude e protegge una sola scultura oppure un gruppo scultoreo sacro.
Veniva usato molto nelle sacrestie, nei conventi o in alcune case per conservare cimeli importanti senza privarne la vista.
Si distingue dalla teca a vista perchè è un vero e proprio mobile, a volte intagliato e decorato, con un fondo in legno e tre parti in vetro, di cui quella opposta al legno è apribile.
L’importanza che ha questo oggetto è talmente alta nella nostra storia che a Napoli troviamo addirittura lo scarabattolo nel presepe napoletano.

Questo scarabattolo antico era originale in tutte le sue parti.

Sempre più raro operare su oggetti antichi come questo, ma sopratutto senza che nel tempo altre mani abbiano snaturato le sue parti strutturali. Questo scarabattolo ha ancora i vetri originali, me ne accorgo dal fatto che conservano le bolle al loro interno, segno che i vetri a differenza di oggi venivano stesi a mano, a volte incorporando bolle d’aria. Questo è un chiaro esempio di come un errore umano, col passare del tempo, diventa valore aggiunto ad un’opera che ne ha già molto.

Lo scarabattolo antico era mal funzionante, quindi necessitava di un intervento strutturale.
L’operazione ha richiesto svariati giorni, perchè visto quanto fosse raro un oggetto del genere, ho studiato per bene il pezzo e ho effettuato il restauro con la massima meticolosità.
Nelle foto della gallery del lavoro è chiaro quanto per me sia stato un onore posare le mie mani su un oggetto del genere!

Fasi tecniche del restauro:

  • Igienizzazione globale: utilizzando prodotti specifici;
  • Studio del mobile: per individuare le cause del degrado e le priorità dell’intervento;
  • Sverniciatura delicata: svolta in due tempi, gel e a solvente;
  • Trattamento anti-tarlo: per imbibizione in più cicli con effetto immediato e preventivo con effetto “camera a gas”;
  • Risanamento strutturale: incollaggio degli elementi sconnessi ed integrazione dei mancanti;
  • Stuccatura: effettuata con prodotti naturali che si prestano meglio ai movimenti costanti del legno;
  • Verniciatura: con cere naturali, gommalacca ed alcool;
  • Rimontaggio del mobile;
  • Consegna a domicilio con relativo posizionamento

I lavori sono stati eseguiti a regola d’arte.
Si è tenuto conto delle linee e dei principi sanciti dalla Carta Nazionale del Restauro, come reversibilità e conservazione.

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Restauro di un tavolo in legno dell’800

Restauro di un tavolo in legno dell’800

Un magnifico restauro di un tavolo in legno dell’800

Ormai sempre più spesso, la mia bottega diventa dimora temporanea di alcuni oggetti d’antiquariato niente male, prova ne è questo bel tavolo dell’800.
L’amore verso questo bel tavolo è scattato fin da subito.
Le sue venature di rosso mogano mi facevano pensare all’utilizzo per cui era stato costruito: godersi un momento di pace, davanti un bell’infuso di erbe provenienti dalle profondità dell’India o magari apprezzare un caldo momento di relax dopo una giornata di fatica e lasciar fluire i pensieri su una comoda sedia a dondolo.
Purtroppo aveva bisogno di un buon restauro. Il tempo, la poca cura e un pessimo collante usato per la sua impiallacciatura, aveva tolto la poesia che invece possedeva già di suo.

Restaurare il legno è sempre pratica d’amore

Nonostante i miei pensieri mi portavano a momenti più eleganti e spensierati, arriva sempre il momento in cui devo sfoderare l’audacia e i calli del mio mestiere per rendere di nuovo praticabile un oggetto all’utilizzo per il quale è stato ideato.
Così inizio l’opera del restauro del tavolo in legno di mogano dell’800. Inizio con l’igienizzazione e scopro tutte le malefatte che il tempo e mani poco esperte hanno fatto a questo prezioso cimelio.
Risanando la sua struttura principale, capisco che a renderlo ancora più debole c’è stata anche l’opera dei tarli. Quindi è stato necessario anche un approfondito trattamento anti tarlo. Infine l’ho stuccato e verniciato con prodotti naturali che permettono al legno di nutrirsi e continuare a vivere nel più decoroso dei modi possibili.
Ciao bel tavolino di legno!

Fasi tecniche del restauro:

  • Igienizzazione globale: utilizzando prodotti specifici;
  • Studio del mobile: per individuare le cause del degrado e le priorità dell’intervento;
  • Sverniciatura: svolta in due tempi, gel e a solvente;
  • Trattamento anti-tarlo: per imbibizione in più cicli con effetto immediato e preventivo:
  • Risanamento strutturale: incollaggio degli elementi sconnessi ed integrazione dei mancanti;
  • Stuccatura: effettuata con prodotti naturali che si prestano meglio ai movimenti costanti del legno;
  • Verniciatura: con cere naturali, gommalacca ed alcool;

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Restauro di un manichino da sartoria dell’800

Restauro di un manichino da sartoria dell’800

Due forme di artigianato che si incontrano: restauro del legno e sartoria.

Quest’oggi mi adopero al restauro del legno antico di un manichino dell’800.
La storia ci ricorda che i primi manichini (di fattezze simili a quelli che vediamo adesso), di cui abbiamo notizie in Europa, risalgono alla fine del 1300. Spesso fatti con un cuore di legno su cui vi era installata anche la base di appoggio e rivestiti di tessuto.
Senza testa, ne arti, servivano a dar forma alle vesti.
Vi erano altre forme di manichini, ma questo sembra proprio uno di quelli usati per la sartoria.

Il restauro è affascinante ed insolito

La bellezza del mio mestiere è proprio questa, io restauro legno antico per ritrovarmi tra le mani cimeli che hanno attraversato continenti, sono sopravvissuti alle guerre mondiali, e raccontano storie. Storie di altri tempi, oggetti che mi trasmettono il sudore dell’evoluzione dei mestieri, delle usanze antiche e proprio per questo molte volte ancora insegnano.
Questo manichino da sartoria sembra abbia lavorato moltissimo, viste le condizioni in cui è giunto nel laboratorio, ma questo non mi ha particolarmente spaventato.
Ci mettiamo subito al lavoro, a rendere onore a questo nuovo pezzo di storia che vuole tornare a vivere e così sarà!

Il restauro del legno antico del manichino in pioppo

Scopro, che sotto la gentil e ormai consumata veste del manichino, fatta di tela e cartapesta, si nasconde un’anima in legno di pioppo.
Seguendo tutte le fasi del restauro, dall’igienizzazione al risanamento strutturale ci rendiamo conto che questo manichino è veramente ben fatto e potrebbe continuare a lavorare per almeno altri 200 anni, sperando che un restauratore di buon cuore, in un futuro prossimo, ne abbia altrettanta cura!

Fasi tecniche del restauro:

  • Igienizzazione globale: utilizzando prodotti specifici;
  • Studio del mobile: per individuare le cause del degrado e le priorità dell’intervento;
  • Sverniciatura: svolta in due tempi, gel e a solvente;
  • Trattamento anti-tarlo: per imbibizione in più cicli con effetto immediato e preventivo:
  • Risanamento strutturale: incollaggio degli elementi sconnessi ed integrazione dei mancanti;
  • Sverniciatura:
  • Stuccatura: effettuata con prodotti naturali che si prestano meglio ai movimenti costanti del legno;
  • Ebanizzazione con nigrosinio
  • Verniciatura: con cere naturali, gommalacca ed alcool;

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Restauro Cappiello e la Cassa dell’800 in olmo con acaro del tarlo

Restauro Cappiello e la Cassa dell’800 in olmo con acaro del tarlo

Una cassa logorata dal tempo e dall’acaro del tarlo riportata abilmente a nuova vita.

Bottega Cappiello combatte ancora contro l’acaro del tarlo, ma prima introduciamo questo mobile e la sua storia.
Il carretto tirato dai cavalli, i nuovi sposi e una casa dove aleggiava solo una forte eco. Spazi tutti da arredare e scene giovani che vedono la sposa spalancare la porta di casa e amici e parenti portare dentro il primo mobile: la cassa.
La cassa, cassapanca o casssone, era il mobile centrale per una coppia, perchè conteneva gli effetti familiari e il corredo!

Una cassapanca veramente ridotta male, ma Bottega Cappiello, su richiesta, fa anche i miracoli

Gli interventi strutturali sono stati molteplici e veramente difficili da operare. Non solo il mobile faceva notare i suoi anni e gli acciacchi per colpa dell’acaro del tarlo ma c’è stato da lottare contro interventi strutturali compiuti in precedenza.
Mi rattrista quando, una cassa di un valore affettivo ed anche economico come questa, viene maltrattata da restauratori azzardati…
Durante il restauro oltre ai cattivi restauri passati, ho notato anche un opera feroce dei tarli sul mobile.
Ricordate quello che ci siamo detti nell’articolo sui tarli, come riconoscerli e come combatterli, nel caso ve lo foste perso: articolo.
Nonostante tutti questi interventi la cassa è tornata splendente a nuova vita, in basso troviamo tutte le foto.

Restauro mobili antichi: credenza ‘800, oltre la lucidatura.

Restauro mobili antichi: credenza ‘800, oltre la lucidatura.

Tra i più bei mobili antichi si annoverano quelli dell’800.

Di solito nell’osservare i mobili antichi ci soffermiamo sulle dimensioni, colore, tipo di lucidatura, gli interni, trascurando la tipologia e qualità dei materiali oppure cosa ancora più difficile le tecniche di assemblaggio.
Parlando di mobili antichi la cosa non cambia di molto, infatti dopo un restauro oltre la lucidatura non si va, di fatto le persone non si preoccupano di constatare lo stato di salute strutturale del mobile o meglio non si chiedono cosa è avvenuto durante il restauro.

Le fasi di un restauro completo di mobili antichi sono tutte molto importanti.

La lucidatura durante un lavoro di restauro di un oggetto in legno è l’ultima fase, prima ce ne sono tante molto più importanti, ma poco considerate come il trattamento di igienizzazione, il trattamento antitarlo ed il risanamento strutturale.
Quest’ultimo a mio avviso è quello più importante, non perchè sono nato in una falegnameria ed ho visto nascere e costruire opere d’arte da tronchi di legno, ma un mobile antico altre ad essere bello deve comunque avere la sua funzionalità integrale.

Tra tutti i mobili antichi che ho restaurato, c’è da dire che questa credenza dell’800 è veramente bella

La credenza in legno di ciliegio dell’800 oggetto del mio intervento è di ottima fattura artigianale, ma la sua funzionalità era in parte limitata. Il precedente restauro ha puntato molto sull’aspetto esteriore e poco su quello igienico-funzionale.
Con un notevole sforzo ho eliminato i limiti e le deficienze di tipo strutturali che ne impedivano un pieno funzionamento, restituendo la piena ed originale efficienza.

Fasi tecniche del restauro:

  • Igienizzazione globale: utilizzando prodotti specifici;
  • Studio del mobile: per individuare le cause del degrado e le priorità dell’intervento;
  • Sverniciatura: svolta in due tempi, gel e a solvente;
  • Trattamento anti-tarlo: per imbibizione con effetto immediato e preventivo:
  • Risanamento strutturale: incollaggio degli elementi sconnessi ed integrazione dei mancanti;
  • Stuccatura: effettuata con prodotti naturali che si prestano meglio ai movimenti costanti del legno;
  • Verniciatura: con cere naturali, gommalacca ed alcool;

I lavori sono stati eseguiti a regola d’arte.
Si è tenuto conto delle linee e dei principi sanciti dalla Carta Nazionale del Restauro, come reversibilità e conservazione.

Restauro vetrinetta in legno ‘900

Restauro vetrinetta in legno ‘900

Un restauro che ha molto da raccontare

La storia di una vetrinetta in legno del ‘900 probabilmente non interesserà nessuno, ma in Bottega Cappiello sappiamo che ogni vecchio mobile ha una storia da raccontare e dobbiamo dare il giusto peso anche a questo vecchio pezzo che tante ne ha passate.
Spesso ai giorni nostri viene più facile ignorare le storie del passato e attraversare le cose come fantasmi, eterei, intangibili, quasi come per proteggere un nostro equilibrio psicofisico, ma se non avessimo questa sensibilità probabilmente niente più avrebbe senso e sono sicuro nessuno vorrebbe abbandonare l’idea romantica di prendere due graziose tazze di porcellana da una vetrinetta del ‘900, per versare una bevanda calda per due e sognare di storie passate o mai avvenute.

Un pezzo d’antiquariato

Anni addietro questo mobile sostava da solo in un negozietto d’antiquariato.
Sicuramente apparteneva ad una famiglia umile ma si notava che era stato amato profondamente e custodiva gelosamente, tra quelle poche assi di legno, dei segreti autentici, parole sussurrate, era duro come un whiskey e morbido di marmellate.
Da quando fu acquistato non riuscì mai ad essere utilizzato in pieno, in quanto erano presenti molti impedimenti strutturali.

C’è bisogno del tocco del maestro del legno

Arrivato in bottega l’intervento non sembrava affatto facile, andava restituita la solidità a questa vetrinetta e sopratutto una nuova veste.
Così ci mettemmo al lavoro.
Sbracciate le maniche, io e miei collaboratori, notammo da subito quanto avesse ancora da dire questa piccola vetrinetta.
Dopo l’intervento strutturale, una laccatura bianca ricopriva quella che pochi giorni prima sembrava un rottame.
Sinceramente non sapremo mai se siamo stati più bravi noi col nostro operato a restaurare un così bell’oggetto o se in fondo la vetrinetta conserva davvero un’anima romantica, che non vuole mollare, che ha bisogno ancora d’amore, di servire tazze da tè e custodire nuovi e vecchi segreti, per svelarli infine solo a chi sa veramente ascoltare.

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Delicato incollaggio di Crocifisso in porcellana

Delicato incollaggio di Crocifisso in porcellana

Il restauro della porcellana è molto differente dal restauro del legno, ma sicuramente entrambi hanno almeno due cose fondamentali in comune: l’impiego della pazienza e una profonda passione.
Il crocifisso, interamente di porcellana e legno, arriva in bottega letteralmente scomposto in più pezzi, probabilmente dopo aver subito una caduta.
Sappiamo tutti quanto la porcellana sia fragile, ma la fragilità è il valore aggiunto di questo impasto di caolino e feldspato.
Proprio per il valore intrinseco dell’oggetto e il valore affettivo che il proprietario aveva maturato nel tempo, questo lavoro mi è stato affidato soltanto per la stima che nutrono per la mia professionalità.
Non è un lavoro che solitamente entra nella bottega Cappiello, in quanto il restauro della porcellana è raro e complicato, ma non potevo assolutamente disattenderli.

L’importanza dell’ingegno tra legno e porcellana

Il Crocifisso è scomposto in più parti.
Le parti in porcellana erano spezzate in più punti, quindi ho dovuto creare un ancoraggio al bacino del Cristo, nella parte posteriore per non avere difetti a vista.
Il Crocifisso in legno è stato incollato e riadattato per l’ancoraggio, così da fungere da sostegno, più che da croce.
Il Cristo poi è stato adagiato sulla base in legno e incollato e legato con del fil di ferro.
Le immagini del restauro completo le trovate in fondo all’articolo.

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