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Le cere della Bottega Cappiello in una ricerca delle Università di Napoli e Benevento

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In un pomeriggio di due anni fa, un mio collaboratore di bottega mi interpella chiedendomi se fossi disposto a far analizzare alcune mie cere che uso per il restauro ad un ricercatore, alifano di origine ma da poco trasferitosi a Piedimonte Matese, attualmente afferente all’Università degli Studi di Napoli Federico II e docente di Mineralogia all’Accademia di Belle Arti di Napoli..
All’inizio resto stupito da questa particolare richiesta ma subito ne comprendo il motivo. Nella realizzazione di opere artistiche e in ambito di conservazione preventiva e restauro dei Beni Culturali si ricorre spesso all’uso di cere e resine di varia natura, ma sono poche le botteghe (tranne quelle con abilitazione del MIBACT) a disporre di materiali certificati e di qualità.
E perché mai un ricercatore dovrebbe interessarsi a questa tipologia di materiali? Ce lo spiega nel testo che segue il diretto interessato.

“Il restauro dei Beni Culturali non è semplice. Prima di intervenire, i restauratori hanno bisogno di conoscere i materiali che vengono applicati sulla superficie dell’oggetto in questione.“ F.Izzo

Ma come possiamo ricavare questa informazione senza danneggiare il manufatto?

Per fortuna esistono innovative tecniche di indagine non distruttive come la spettroscopia ERFTIR, basata sull’interazione tra la materia e la radiazione infrarossa.

Ma di cosa stiamo parlando?

Quando una radiazione elettromagnetica interagisce con un materiale genera degli “effetti” che possono essere registrati graficamente in forma di “spettri”, ognuno con caratteristiche del tutto esclusive della sostanza esaminata.
In spettroscopia ERFTIR, questi effetti non sono altro che l’assorbimento selettivo della radiazione infrarossa da parte dei legami chimici di una certa molecola, che sia essa riferita ad un composto inorganico, ad esempio la calce usata per un affresco, o ad un composto organico come le cere e le resine usate per un restauro (vedi figure in basso). L’interpretazione di questi spettri non è per nulla banale ma come punto di partenza è importante avere dei materiali noti e di elevata qualità su cui eseguire delle analisi che guidino lo spettroscopista a meglio interpretare i risultati delle sue ricerche.

Spettro cera d’api
Spettro calcite

esempi di spettri ERFTIR di una cera d’api (Beeswax) e di un cristallo di calcite (principale componente della calce negli affreschi)“.
Ed è per questo che la Bottega Cappiello ha contributo, con le sue preziose cere per il restauro, all’implementazione di un dataset di spettri ERFTIR recentemente pubblicato su una rivista scientifica internazionale.
La ricerca dal titolo “𝐄𝐱𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐥 𝐫𝐞𝐟𝐥𝐞𝐜𝐭𝐚𝐧𝐜𝐞 𝐅𝐓𝐈𝐑 𝐝𝐚𝐭𝐚𝐬𝐞𝐭 (𝟒𝟎𝟎𝟎–𝟒𝟎𝟎 𝐜𝐦−𝟏) 𝐟𝐨𝐫 𝐭𝐡𝐞 𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐭𝐢𝐨𝐧 𝐨𝐟 𝐫𝐞𝐥𝐞𝐯𝐚𝐧𝐭 𝐦𝐢𝐧𝐞𝐫𝐚𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐚𝐥 𝐩𝐡𝐚𝐬𝐞𝐬 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐢𝐧𝐠 𝐂𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚𝐥 𝐇𝐞𝐫𝐢𝐭𝐚𝐠𝐞 𝐦𝐚𝐭𝐞𝐫𝐢𝐚𝐥𝐬” è a cura del Dott. Francesco Izzo (Università degli Studi di Napoli Federico II) ed è stata svolta nell’ambito delle ricerche di CRACS (http://www.cracs.unina.it/).

La Bottega Cappiello ringrazia l’Università di Napoli Federico II, l’Università del Sannio Benevento e il gruppo di ricerca CRACS