Tarlo: come ucciderlo? vediamo un buon trattamento

Tarlo: come ucciderlo? vediamo un buon trattamento
Antitarlo

Un trattamento antitarlo è un’operazione lunga, a volte ci vuole anche un mese per poter essere sicuri che il trattamento sia stato effettuato in maniera meticolosa e che sia riuscito ad uccidere il tarlo.
Il Tarlo è un animaletto che scava in profondità nel legno e come abbiamo visto nell’articolo precedente, crea un’articolata tessitura di cunicoli, quindi dobbiamo essere sicuri di raggiungere, con la nostra soluzione antitarlo, ogni cunicolo.

Posso fare un trattamento senza chiamare un esperto?

Ci sono molti modi fai-da-te per trattare un mobile con l’antitarlo, ma noi, dopo anni di consolidata esperienza, consigliamo sempre di contattare un professionista in quanto, il più delle volte, ci si ritrova a dover sostituire anche parti del mobile in quanto rosicchiate troppo a fondo.
L’operazione prediletta che Bottega Cappiello propone come soluzione antitarlo è quella per imbibizione, garantita per 2 anni e che finora ci ha dato numerose soddisfazioni.
Per altre domande più specifiche siamo disponibili a rispondervi sui nostri canali social o per e-mail.

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Scopriamo l’interno di un mobile tarlato

Scopriamo l’interno di un mobile tarlato
Camere pupali

Come si evince dalla foto, il tarlo scava all’interno del foglio di legno, creando una serie di cunicoli che compromettono seriamente la stabilità e la resistenza del mobile.
All’interno lui si nutre di cellulosa e amido, quindi questo ci indica che alcuni legno sono più prelibati al suo palato di altri.

Come accorgersi di un’infestazione da tarlo?

Particolare prima del restauro

L’infestazione il più elle volte non è evidente come in foto, ma ci sono molte tracce che possiamo seguire per capire se siamo di fronte al problema del tarlo.
Innanzitutto visionare il mobile con una luce focalizzata, ci aiuterà a individuare i buchini scavati dal tarlo.
Questo non basta, a volte potremmo trovarci a tane vecchie e non attive.
Possiamo individuare una tana attiva, se in corrispondenza dei buchetti notiamo un cumulo di segatura, questo significa che il tarlo è in piena attività.
Se si presenta questa realtà, bisogna stare molto attenti, in quanto di lì a poco il tarlo potrebbe sfarfallare e infestare ogni mobile presente in casa fino ad attaccare l’uomo provocando dolorose allergie.

Come fare per risolvere ad un infestazione da tarli

L’infestazione da tarli non è un problema da sottovalutare, anche perchè quest’insetto molte volte è nocivo anche per l’uomo. Nei periodi che vanno tra Aprile e Giugno, periodo in cui loro riescono a completare la metamorfosi e iniziano a sfarfallare per casa, possono attaccare l’uomo ed essere artefici di allergie. Allergie da tarlo possono risultare molto pericolose tanto da richiedere l’intervento del pronto soccorso.
Quindi bisogna rivalutare l’attenzione rivolta negli anni a quest’insetto in quanto non è solo un divoratore di legno, ma anche pericoloso per la nostra salute.

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Scopri come risolvere un’infestazione da tarlo->

Scopriamo il tarlo del legno

Scopriamo il tarlo del legno
Tarli e danni

La Bottega Cappiello da 30 anni si occupa di come trattare questo fastidioso abitante del legno: il Tarlo.
Ci occupiamo con la massima professionalità di trattare i mobili antichi con dei prodotti antitarlo e un metodo efficientissimo denominato: antitarlo per imbibizione.
Ma addentriamoci meglio nell’argomento e conosciamo di più il nostro tarlo del legno.

Come riconoscere il tarlo del legno?

Tarlo comune

Quella sopra è la foto di una tarlo del legno comune.
La sua conformazione è indistinguibile, si denota la forma cilindrica, il suo colore che va dal nero a striature marroncine chiaro. Caratteristica principale la sua testa, che sembra un cappuccio da frate. Scavano il legno in buchetti di 1-3 millimetri, quanto basta per ricavarsi una tana e completare la metamorfosi. All’interno del nostro mobile loro creano dei veri e propri tunnel che compromettono dall’interno la solidità del mobile.

Continua la lettura e guarda la spaventosità dell’interno di un mobile tarlato ->

Credenza dell’800 dal fienile al salone, il salto è breve

Una bellissima credenza dell’800 da restaurare entra in bottega

Oggi mi trovo di fronte ad una vecchia credenza dell’800, realizzata in legno di pioppo e qualche elemento in abete. Per moltissimi anni è stata depositata, quasi abbandonata in un fienile.
Il cliente, una persona molto legata ai valori antichi della famiglia e con uno spiccato senso del bello, capisce immediatamente di fronte a cosa si trovava quando ha rivisto la credenza.
Il suo valore funzionale e la bellezza di questo mobile andavano sicuramente ripristinati!

Il restauro si attiene a quelle che erano le disposizioni originali

Il bianco era il colore che gli era stato dato al momento della costruzione originaria del mobile. Così lo faremo tornare, anche perchè il bianco dona luce e il colore si colloca in maniera elegante e decisa nell’angolo che lo accoglierà.
Questo lavoro di restauro è stato decisamente faticoso, ma ne è valsa la pena.

Il recupero e le finiture degli interni

Le parti nascoste dalla visuale esterna e globale del mobile non sono meno belle.
Gli interni sono solidi e di un colore caldo, che ben si sposa con l’ambiente circostante.
L’armonia dei colori e dei legni usati per questa credenza sono fantastici, rispecchiano in pieno quello che era un periodo storico pieno di motivazioni forti, in cui si guardava fieri al futuro.
Pensarlo nel fienile, ora che è diventato di nuovo un signor mobile e se ne sta bello piazzato in un salotto, mi crea tachicardia.
Bentornato tra i mobili vivi!

Fasi tecniche del restauro:

  • Igienizzazione globale: utilizzando prodotti specifici;
  • Studio del mobile: per individuare le cause del degrado e le priorità dell’intervento;
  • Sverniciatura delicata: svolta in due tempi, gel e a solvente;
  • Trattamento anti-tarlo: per imbibizione in più cicli con effetto immediato e preventivo con effetto “camera a gas”;
  • Risanamento strutturale: incollaggio degli elementi sconnessi ed integrazione dei mancanti;
  • Stuccatura: effettuata con prodotti naturali che si prestano meglio ai movimenti costanti del legno;
  • Verniciatura: con vernice bianca ad acqua, cere naturali, gommalacca ed alcool;
  • Rimontaggio del mobile;
  • Consegna a domicilio con relativo posizionamento

I lavori sono stati eseguiti a regola d’arte.
Si è tenuto conto delle linee e dei principi sanciti dalla Carta Nazionale del Restauro, come reversibilità e conservazione.

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LE CERE DELLA BOTTEGA CAPPIELLO IN UNA RICERCA DELLE UNIVERSITÀ DI NAPOLI E BENEVENTO

LE CERE DELLA BOTTEGA CAPPIELLO IN UNA RICERCA DELLE UNIVERSITÀ DI NAPOLI E BENEVENTO
Stesura dell’encausto

In un pomeriggio di due anni fa, un mio collaboratore di bottega mi interpella chiedendomi se fossi disposto a far analizzare alcune mie cere che uso per il restauro ad un ricercatore, alifano di origine ma da poco trasferitosi a Piedimonte Matese, attualmente afferente all’Università degli Studi di Napoli Federico II e docente di Mineralogia all’Accademia di Belle Arti di Napoli..
All’inizio resto stupito da questa particolare richiesta ma subito ne comprendo il motivo. Nella realizzazione di opere artistiche e in ambito di conservazione preventiva e restauro dei Beni Culturali si ricorre spesso all’uso di cere e resine di varia natura, ma sono poche le botteghe (tranne quelle con abilitazione del MIBACT) a disporre di materiali certificati e di qualità.
E perché mai un ricercatore dovrebbe interessarsi a questa tipologia di materiali? Ce lo spiega nel testo che segue il diretto interessato.

“Il restauro dei Beni Culturali non è semplice. Prima di intervenire, i restauratori hanno bisogno di conoscere i materiali che vengono applicati sulla superficie dell’oggetto in questione.“ F.Izzo

Ma come possiamo ricavare questa informazione senza danneggiare il manufatto?

Per fortuna esistono innovative tecniche di indagine non distruttive come la spettroscopia ERFTIR, basata sull’interazione tra la materia e la radiazione infrarossa.

Ma di cosa stiamo parlando?

Quando una radiazione elettromagnetica interagisce con un materiale genera degli “effetti” che possono essere registrati graficamente in forma di “spettri”, ognuno con caratteristiche del tutto esclusive della sostanza esaminata.
In spettroscopia ERFTIR, questi effetti non sono altro che l’assorbimento selettivo della radiazione infrarossa da parte dei legami chimici di una certa molecola, che sia essa riferita ad un composto inorganico, ad esempio la calce usata per un affresco, o ad un composto organico come le cere e le resine usate per un restauro (vedi figure in basso). L’interpretazione di questi spettri non è per nulla banale ma come punto di partenza è importante avere dei materiali noti e di elevata qualità su cui eseguire delle analisi che guidino lo spettroscopista a meglio interpretare i risultati delle sue ricerche.

Spettro cera d’api
Spettro calcite

esempi di spettri ERFTIR di una cera d’api (Beeswax) e di un cristallo di calcite (principale componente della calce negli affreschi)“.
Ed è per questo che la Bottega Cappiello ha contributo, con le sue preziose cere per il restauro, all’implementazione di un dataset di spettri ERFTIR recentemente pubblicato su una rivista scientifica internazionale.
La ricerca dal titolo “𝐄𝐱𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐥 𝐫𝐞𝐟𝐥𝐞𝐜𝐭𝐚𝐧𝐜𝐞 𝐅𝐓𝐈𝐑 𝐝𝐚𝐭𝐚𝐬𝐞𝐭 (𝟒𝟎𝟎𝟎–𝟒𝟎𝟎 𝐜𝐦−𝟏) 𝐟𝐨𝐫 𝐭𝐡𝐞 𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐭𝐢𝐨𝐧 𝐨𝐟 𝐫𝐞𝐥𝐞𝐯𝐚𝐧𝐭 𝐦𝐢𝐧𝐞𝐫𝐚𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐚𝐥 𝐩𝐡𝐚𝐬𝐞𝐬 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐢𝐧𝐠 𝐂𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚𝐥 𝐇𝐞𝐫𝐢𝐭𝐚𝐠𝐞 𝐦𝐚𝐭𝐞𝐫𝐢𝐚𝐥𝐬” è a cura del Dott. Francesco Izzo (Università degli Studi di Napoli Federico II) ed è stata svolta nell’ambito delle ricerche di CRACS (http://www.cracs.unina.it/).

La Bottega Cappiello ringrazia l’Università di Napoli Federico II, l’Università del Sannio Benevento e il gruppo di ricerca CRACS

Restauro legno: un pezzo di cornice mancante

Restauro legno: un pezzo di cornice mancante

Quando nella professione di artigiano del restauro del legno si ha a che fare con mobili antichi, ci si può imbattere in elementi mancanti che sono andati perduti o letteralmente distrutti.
Quindi bisogna fare un lavoro certosino di immaginazione e progettazione del pezzo mancante e infine di ricostruzione e riposizionamento.
Osservando precisamente gli elementi ancora presenti oppure esaminando le tracce del mobile in maniera specifica e globale, si fa un meticoloso studio per poi riuscire a realizzare un’attenta copia idonea all’integrazione.

Un antico detto dei maestri ebanisti recitava così:

cento misure ed un solo taglio

Attenersi agli antichi detti a volte non è per nulla errato. Proprio per questo ho fatto degli schizzi che mi hanno portato a realizzare una sagoma in scala 1:1 in cartoncino, riportandola poi pari pari sul legno della stessa essenza dell’originale. Quindi cento misure e un unico taglio!

Sagomatura del legno, finitura e ricollocamento

Dopo aver effettuato la sagomatura della cornice con la sega a nastro, servendomi della morsa ho iniziato a ritrovare le giuste curve e spessore utilizzando principalmente una raspa a tondino media.

Finalmente il quarto di cornice inizia a prendere forma, certo non è ancora rifinito, ma presto sarà completato per mia gioia e soddisfazione!

La fase successiva consiste nell’affinare il legno con della carta vetrata, dargli la giusta linea e far combaciare perfettamente il pezzo mancante con il resto della costruzione.
Uso la colla animale per il fissaggio reversibile e dopo l’integrazione cromatica, unita alla verniciatura a gommalacca, termino l’opera.

I lavori sono stati eseguiti a regola d’arte.
Si è tenuto conto delle linee e dei principi sanciti dalla Carta Nazionale del Restauro, come reversibilità e conservazione.

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Restauro macchina per cucire

Restauro macchina per cucire

In tempi meno sereni di questi attuali, era vivo il bisogno di riparare gli oggetti che davano valore alla nostra esistenza, il restauro di questa macchina per cucire mi ha dato molto da pensare.
Di certo oggi non possiamo applicare questo concetto alla microelettronica che ci circonda, pochi sarebbero in grado di riparare oggetti simili, ma il mondo non gira tutto intorno alla dimensione dei chip.
Ecco che ci troviamo di fronte a mobili oppure oggetti antichi che ancora molto hanno da vivere, ma sopratutto che una volta restaurati, rendono omaggio alla vita e servono la nostra con ancora molta efficienza.
Anche secondo una motivazione etica, recuperare qualcosa che funziona, è sintomo di intelligenza, rispetto nei confronti del pianeta e pezzi importanti come questa macchina per cucire ci riportano indietro nel tempo non solo per gli affetti o una valutazione del mondo verticale anche orizzontale.

Perchè ostinarsi a recuperare mobili antichi


Questi mobili a volte nascondono delle caratteristiche tencniche di costruzione che non hanno valore.
Dalla ricerca effettuata su questi oggetti storici oggi noi usufruiamo di soluzioni molto più complesse e funzionali, non dimenticarle è fonte di ricchezza.
La storia di un popolo passa attraverso ogni soluzione che ha applicato per vivere al meglio la sua epoca. Una macchina er cucire, un armadio, un cassettone, una cassapanca, un vecchio cassone per traslochi, tutti raccontano la storia dei nostri avi e tutte queste cose ci insegnano come si viveva e nella necessità come adottare soluzioni più che dignitose.


Ora osservate il mio restauro su questa vecchia macchina per cucire e ditemi poi se ne valeva la pena recuperarla.

Prima
Dopo
Prima
Dopo
Prima
Dopo

Fasi tecniche del restauro:

  • Igienizzazione globale: utilizzando prodotti specifici;
  • Studio del mobile: per individuare le cause del degrado e le priorità dell’intervento;
  • Smontaggio di tutta la struttura in ferro:
  • Sverniciatura delicata: svolta in due tempi, gel e a solvente;
  • Trattamento anti-tarlo: per imbibizione in più cicli con effetto immediato e preventivo con effetto “camera a gas”;
  • Risanamento strutturale: incollaggio degli elementi sconnessi ed integrazione dei mancanti;
  • Stuccatura: effettuata con prodotti naturali che si prestano meglio ai movimenti costanti del legno;
  • Verniciatura: con cere naturali, gommalacca ed alcool;
  • Trattamento di tutti gli elementi in ferro
  • Rimontaggio del mobile;
  • Consegna a domicilio con relativo posizionamento

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Si è tenuto conto delle linee e dei principi sanciti dalla Carta Nazionale del Restauro, come reversibilità e conservazione.

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I danni della muffa sul legno: focus su uno specchio

I danni della muffa sul legno: focus su uno specchio
Specchio prima del restauro

Oggi mostriamo i danni che può produrre la muffa sul legno, senza che nel corso degli anni, ci si dimentichi di prendere rimedi, anche solo naturali, contro la muffa.
Oggi in bottega mi capita questa targa-specchio, purtroppo caduta e rotta ad un angolo, proprio a causa della muffa.

L’umidità è un vero nemico del legno

Incastro sconnesso

Gli incastri dell’antica struttura lignea erano stati fissati con colla animale, un metodo largamente usato in passato che si è sempre dimostrato molto affidabile ma teme ampiamente l’umidità che ne fa perdere il potere collante .
Al nostro specchio è capitato proprio questo, l’umidità costante ha compromesso tutti gli incastri facendo rovinosamente cadere a terra lo specchio.
Sarebbe potuta andare diversamente se il legno che fungeva da architettura portante allo specchio, fosse stato trattato in maniera adeguata per prevenire la formazione di muffe.

Il lato nascosto degli specchi di un tempo

Retro dell’antico specchio

Abbiamo affrontato il discorso di come prevenire e come combattere la qui.
Gli specchi di un tempo erano particolarmente delicati, in quanto costruiti da una parte posteriore composta da un amalgama di stagno e mercurio, veniva chiamato argento vivo anche per via dell’effetto che conferiva al retro degli specchi di color argento con una grana più o meno evidente.
Da restauratore il mio consiglio è quello di controllare almeno 4 volte l’anno tutti i vostri oggetti in legno e se presentano muffa, basta chiamare il numero a piè pagina per chiedere consigli o supporto.

Fasi tecniche del restauro:

  • Smontaggi dello specchio dalla struttura lignea
  • Studio del mobile: per individuare le cause del degrado e le priorità dell’intervento;
  • Igienizzazione globale: utilizzando prodotti specifici;
  • Sverniciatura delicata: svolta in due tempi, gel e a solvente;
  • Trattamento anti-tarlo: per imbibizione in più cicli con effetto immediato e preventivo con effetto “camera a gas”;
  • Risanamento strutturale: incollaggio degli elementi sconnessi, integrazione dei mancanti ed inserimento di impiallacciatura per rinforzare ogni singolo incastro;
  • Stuccatura: effettuata con prodotti naturali che si prestano meglio ai movimenti costanti del legno;
  • Verniciatura: con cere naturali, gommalacca ed alcool;
  • Rimontaggio dello specchio con rifacimento della parte mancante;
  • Consegna a domicilio con relativo montaggio a parete.

I lavori sono stati eseguiti a regola d’arte.
Si è tenuto conto delle linee e dei principi sanciti dalla Carta Nazionale del Restauro, come reversibilità e conservazione.

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Rimedi alla muffa del legno

"Laniccio"
"Laniccio"
Muffe del legno

Anche i mobili fatti col legno massello più duro e impenetrabile che esista, avranno a che fare prima o poi con al muffa e saremo costretto a ricorrere a rimedi per combatterla.
Cos’è una muffa?
Niente di più comune che un fungo composto da un agglomerato di sottili miceli che si forma dalla marciscenza della materia vegetale o animale.
Le spore della muffa, volano nell’aria e si depositano ovunque, ma restano invisibili finchè non trovano il modo di proliferare.
L’ambiente ideale per la proliferazione della muffa è di solito uno spazio caldo umido, poco ventilato.
Rendersi conto che il mobile soffre di questa proliferazione è facile.
Infatti il mobile comincerà a presentare delle macchie sulla sua superficie o peggio ancora verrà invaso da corpi spugnosi che sembrano prendere il volo come agglomerati di polvere.

Come prevenire la muffa

Annerimento da muffa
  • Lasciare areare gli ambienti: l’umidità e un ambiente non ventilato è un posto molto favorevole per la creazione delle muffe. Allo stesso modo, tutti gli ambienti dove non batte mai la luce solare.
    Se l’umidità è molta potremmo incorrere nell’uso di un deumidificatore o di una rivisitata agli infissi.
  • Accortezza in casa: Una cappa aspirante in cucina, piante e asciugatura dei panni all’interno del nostro ambiente casalingo, sono una tra le cause principali dell’umidità presente in casa. Se è proprio necessario avee queste “fonti di umidità” all’interno delle nostre mura, possiamo spostare le piante nell’ambiente più areato che abbiemo e lasciar ventilare per bene l’ambiente durante l’asciugatura dei nostri vestiti.
  • Muffa sul legno: bisogna evitare che i mobili vengano a stretto contatto con muri o altri mobili tanto da non far passare l’aria. Mentre per i mobili in legno chiusi basta farli arieggiare 4 volte l’anno per bene, e nel caso vi siano delle macchie di muffa persistenti usare di prodotti appositi, a volte anche la candeggina basta.

Combattere la muffa sul legno

Molti rimedi alla muffa del legno sono possibili produrli in casa.
Se notiamo muffa sulle pareti esterne dei nostri infissi, potrebbe bastare un mix di acqua demineralizzata con dell’aceto.
La proporzione solitamente consigliata è che per ogni litro d’acqua usiamo 30ml d’aceto.
Basterà poi nebulizzare il prodotto sulla muffa e farlo agire per 15 minuti per poi risciacquare.
Se il mobile o l’infisso ha invece un valore ed è di pregiata manifattura, consigliamo sempre di avvalersi di un professionista anche solo per una consulenza sul dafarsi.

Coronavirus in Campania: ecco il pannello anticontagio

Coronavirus in Campania: ecco il pannello anticontagio

Oggi siamo stati interpellati per un intervento urgentissimo in una farmacia che si è protetta dal coronavirus in Campania.
La richiesta è stata quella di costruire un pannello che limitasse al minimo il contatto tra il farmacista che è al banco e l’utenza.
Il pannello si presenta in una lastra di plexiglass tagliata su misura con due piedi che la tengono in posizione verticale.
I piedi sono costruiti in modo tale da non discostrare troppo dall’architettura delle farmacie, che specie in Campania, si adagiano su un ambiente prevalentemente di legno e in stile antico.

Come difedersi dal Coronavirus

Questo pannello ovviamente non è la panacea né purtroppo il vaccino contro il coronavirus.
Ci troviamo di fronte a una soluzione che limita il contatto, tenendo a dovuta distanza farmacista e paziente.
Di questi tempi in molti hanno apprezzato questa soluzione nei loro banchi dai tabacchini alle farmacie, sia perchè non ingombra e anche perchè è può essere rimosso facilmente
Tutti però siamo coscienti del fatto che dopo questa pandemia in Italia le cose non resteranno più le stesse.
Tutti vedremo le cose in modo diverso e ci si auspica che avremo molta più cura di noi stessi e dei luoghi che visitiamo spesso anche con l’attuazione di misure di sicurezza come questo pannello.
Quindi questo pannello è una misura che non andrà via con questo virus, anzi si rivelerà magicamente un avanguardia dei tempi che verranno.

Bottega Cappiello e il coronavirus in Campania

La bottega, non esente dai disagi di questa situazione è vicina ad ogni commerciante che soccombe data l’eccezionale emergenza, mette a disposizione tutta la sua conoscenza ingegneristica e artigianale per ogni idea che sia possibile realizzare e che serva a contrastare il coronavirus. Se avete idee, chiamate il numero sul nostro sito web, saremo lieti di aiutarvi nelle nostre possiblità.